Gloria: trailer trama e recensione film cileno di Sebastian Lelio

Dal Cile uno dei più commoventi ritratti della (quasi) terza età di questa stagione

Presentato all’ultima edizione del Festival di Berlino, dove ha conquistato l’Orso d’argento per la migliore interpretazione, attribuito alla protagonista Paulina Garcia, ed è stato riconosciuto come uno dei migliori film in concorso, Gloria è l’ultimo esempio di una recente ondata cinematografica proveniente dal Cile che sta entusiasmando addetti ai lavori e appassionati.

Tra i più stimati e apprezzati cineasti di questa tendenza troviamo Pablo Larrain (autore di No – I giorni dell’arcobaleno, Tony Manero, Post Mortem), Sebastian Silva (Affetti & dispetti, Magic Magic, Crystal Fairy) e proprio Sebastian Lelio, la cui ultima opera è stata prodotta anche da Larrain.

La sfida affrontata dal cineasta in Gloria appare semplice in teoria quanto complesso nella pratica: rappresentare la vita affettiva di una donna non più giovane (la protagonista eponima ha 58 anni) senza scadere nel dramma lacrimevole a tutti costo o prendere la strada comoda delle commediola accomodante.

Nonostante si tratti di un’impresa ardua, il film, anche grazie alle incredibili performance dei due attori principali, la già citata Garcia e Sergio Hernández, restituisce uno sguardo realistico, partecipe e ironico allo stesso tempo, in una commistione di toni drammatici e comici caratteristica della quotidianità extra-cinematografica.

Uscita da un divorzio non facile, una figlia che si sta lentamente allontanando e un altro caduto in depressione, Gloria è un’avida frequentatrice di party danzanti nei quali non disdegna di fare nuove conoscenze maschili. Combattere la solitudine, mantenere intatta una vitalità che lo sguardo altrui preferirebbe appassita, tornare ancora, forse per l’ultima volta, ad amare: sono gli obiettivi che la donna insegue con tenacia e dignità, nonostante per il resto del mondo la sua esistenza equivalga a quella di un personaggio secondario degno solo di una nota a piè di pagina.

Lelio non la molla un attimo, ponendola costantemente al centro dell’inquadratura, e quando incontra a una festa l’innamorato ma problematico, inaffidabile e bugiardo Rodolfo restiamo sbalorditi, ammirati e commossi dal modo in cui si sviluppa una relazione fragile, tenera e sensuale allo stesso tempo (più di una scena di sesso, messa in scena senza pruderie ma anzi con una certa carica erotica).

È un film molto giocato sui piccoli scarti delle espressioni della Garcia, delle esitazioni gestuali e delle fievoli voci che si spezzano per l’emozione. Un film che non ha paura di essere definito sentimentale perché proprio di sentimenti è composto, tanto più preziosi in quanto in genere ignorati o volutamente messi da parte, appartenenti a un personaggio ricco di sfumature e di contraddizioni le cui scelte e motivazioni non sempre condivisibili.

Paradigmatico il finale, nel quale persino un brano disimpegnato come la canzone del titolo di Umberto Tozzi diventa la celebrazione a posteriori di una figura vivissima, trepidante, malinconica ma non distrutta che giustamente non vuole rassegnarsi allo scorrere del tempo e agli sgambetti che il caso le riserva a tradimento.

Scritto da Style24.it Unit
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