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Giovanna Melandri veste le donne nude della tv: la politica può coprire il lato Belen?

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In Commissione di Vigilanza Rai è stato votato un emendamento, proposto dall'ex ministro dei Beni culturali Giovanna Melandri, che sta già facendo molto discutere: prevede l'istituzione di un osservatorio che abbia il compito di monitorare la rappresentazione della figura femminile nel servizio pubblico. Dice la deputata democratica che la misura dovrebbe tentate di "lubrificare i canali televisivi da certi stereotipi che ingolfano il mezzo", considerati "un orrore che offende la dignità di tutte le donne".

La reazione che viene più naturale di fronte a una iniziativa come questa, che probabilmente avrei avuto io stesso fino a qualche anno fa, è quella di parlare di uno strumento sbagliato per un giusto obiettivo. Scrive per esempio Paolo della Sala sul suo blog: "Che il livello televisivo sia basso lo sapevamo tutti, ma il livello televisivo non si risolleva a suon di osservatori, si risolleva con una politica che privilegi la cultura, con l'educazione scolastica, con il miglioramento del livello culturale della popolazione…".

Tutto vero, ma più per l'Italia di trent'anni fa che per quella odierna, temo. Nel senso che oggi la fonte principale di cultura (intensa in senso lato come insieme di valori, norme e modelli comportamentali) per una grossa fetta di cittadini è proprio la televisione, che appare la più solida e influente tra le diverse agenzie di socializzazione: difficile dunque che possa essere condizionata dalla scuola, dalla famiglia e da altre istituzioni che appaiono invece sempre meno capaci di dettare i canoni estetici e morali della società.

Poi ovvio che in un'ottica di lungo periodo è necessario operare sugli elementi indicati da Paolo, ma nell'immediato, se si vuole fare qualcosa per arginare lo squallore dell'intrattenimento idiota e sessista che rifila la televisione a milioni di italiani, è necessario intervenire direttamente sulle produzioni dei network, anche con un organo politico che possa indirizzare e correggere certe storture, come l'avvilente mercificazione che si fa del corpo delle donne per qualche punto di share in più.

L'importante è che l'osservatorio che ha in mente la Melandri si occupi solo di varietà, giochini a premi, reality, talent e affini e ovviamente non si azzardi a toccare film, documentari e fiction di qualità. L'arte e l'informazione non si controllano e non si censurano, la robaccia che producono i nostri canali per vendere più prosciutti e lobotomizzare gli spettatori può essere oggetto di più di un intervento, anche censorio, senza credo lo scandalo di nessuno.

Il problema piuttosto è un altro, ed è questa la critica più seria che si può rivolgere alla norma Melandri: l'osservatorio di cui sopra, organo della Commissione di vigilanza Rai, si occuperebbe solo dell'intrattenimento della televisione di stato, lasciando completamente campo libero a Mediaset, che continuerebbe indisturbata a inondare l'etere di culi e tette e a proporre al pubblico il modello femminile della "pupa" siliconata, spogliata e cretina che scambia Garibaldi per Babbo Natale.

Ecco, in questo (e solo in questo) senso non ci stiamo cara Melandri: l'operazione ha certamente una sua ragion d'essere, ma se si risolvesse in un controllo sui soli canali della Rai non solo sarebbe alla fine di pochissima efficacia ma rischierebbe di trasformarsi nell'ennesimo regalo ai canali del presidente del Consiglio. Perché se in Rai le ballerine cominciano a coprirsi il sedere, mentre su Canale 5 Belen sculetta a favore di telecamera, dove andrà a finire il telespettatore medio secondo lei?

(In alto: Giovanna Melandri; a destra: Belen Rodriguez).

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