Format modello: la vita è tutta un reality

Documentario e reality al tempo stesso. Sicuramente un archetipo ed un antesignano dei reality show e della real tv "verità" in auge nell’ultimo decennio, imitato da programmi americani, sudafricani e russi.

Per oltre 40 anni un regista inglese ha realizzato un format ibrido, incrocio di generi e racconto di vita ben più dignitoso dei "Grandi Fratelli" odierni.

Finanziato da Granada Television, il seriale più lungo del mondo si chiama "Up".

E’ iniziato nel 1963 con Seven Up, raccontando la realtà di quattordici bambini inglesi di 7 anni, di diverse classi sociali e provenienza geografica. Da allora, il regista Michael Apted ha diretto ogni sette anni una nuova puntata del "più avvincente documentario a lunga distanza nella storia dei film", come lo ha definito il critico Roger Ebert. Ad intervalli regolari, i protagonisti aggiornavano davanti alle telecamere le novità della loro esistenza.

Il ciclo si è chiuso nel 2005 con l’episodio intitolato 49Up.

Una nuova 7Up, 7Up 2000, è iniziata nel 2000.

Apted non è uno qualunque: ha firmato tra gli altri "Gorky Park" e il pluricandidato all’Oscar "La ragazza di Nashville", ha ricevuto diversi Emmys ed il premio "Jhon Grierson" per il valore dei suoi documentari.

Millenovencentosessantatre, 1970, ‘77, ‘84, ‘91, ‘98 , 2005, sono le scadenze del suo programma tv, ispirato alla vera vita di persone reali.

"La televisione- ha scritto il magazine Dispenseronline- può avere a che fare con la vita delle persone in maniera vera, rispettosa, seria e soprattutto preziosa. L’esempio illuminante è 7up".

Nel documentario girato nel 1998, quando i protagonisti avevano 42 anni, mancano due di loro, che hanno deciso di non rendere più pubbliche le loro vicende personali. Una scelta umanamente comprensibile, se pensiamo che la decisione iniziale di partecipare nel lontano 1963 al progetto era stata presa dai loro genitori.

I presenti hanno fatto un bilancio del loro percorso umano più o meno soddisfacente. Simon è passato da una crisi familiare, in 35 up, ad una nuova famiglia, in 42 up. Tony ha rinunciato al suo sogno di fare il fantino, dopo aver perduto 3 gare, ripiegando sul mestiere di taxista. Nick è assistente universitario nel Wisconsin, mentre Neil vive con un assegno di disoccupazione.

Destini diversi, desideri avverati o sogni infranti: la vita reale narrata in un modo poco adatto ai ritmi "fast food" della TV che deve ingoiare voracemente audience da vomitare nell’arena pubblicitaria.

Certo, per fare 7 puntate di un programma decente non si possono aspettare 40 anni: ma gli autori della "tv di flusso" potrebbero, in ogni caso, imparare molto dai reality di qualità di Apted. 
Vai alla scheda della serie 7 Up (il primo episodio è diretto da Paul Almond)

Scritto da Style24.it Unit
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Soaps di servizio pubblico

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