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Fini e la casa di Montecarlo, ecco perché i giornalisti liberi si dovrebbero rifiutare di parlarne

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Nuovi aggiornamenti sull’affaire monegasco dalla gazzetta del fango della Real Casa: il Giornale di Littorio Feltri, affiancato dal fedele vassallo Libero, pubblica dei documenti – secondo i finiani falsi e ottenuti tramite i servizi segreti istruiti in tal senso dal governo – che attesterebbero la titolarità di Giancarlo Tulliani, cognato del presidente Fini, sulle società off-shore che acquistarono la famosa casa di Montecarlo venduta da An.

È una notizia? Probabilmente sì, anche se la sua veridicità dovrà essere valutata attentamente: non sarebbe certo la prima patacca che ci propina Feltri. Detto questo, a prescindere dalla consistenza dello scoop, sono convinto che la libera informazione – grandi quotidiani, Sky, La 7, i fortini della Rai che resistono al berlusconismo, il web – dovrebbe rifiutarsi di dare risalto alla vicenda, opponendo una sorta di “silenzio civile” su tutta la telenovela. Per almeno due ragioni.

La prima. È evidente che siamo giunti a una nuova edizione del metodo Boffo, il direttore dell’Avvenire che, reo di avere rivolto delle critiche sulla vita privata del presidente del Consiglio, fu massacrato dal Giornale attraverso una campagna di stampa basata su una notizia sostanzialmente fasulla, sulla quale lo stesso Feltri fu costretto alla fine a una parziale retromarcia, dopo però aver provocato le dimissioni di Boffo. Insomma, a babbo morto. La stampa libera può rendersi complice di un altro pestaggio mediatico ordinato dal potere politico? Può assecondare questo squadrismo di stato, questo annichilimento del dissenso da Argentina di Videla?

La seconda. I media di Berlusconi ormai da tempo riescono nell’intento di dettare l’agenda agli altri media e alla politica, ribaltando spesso e volentieri – per motivi puramente strumentali e di sostegno all’azione del premier – l’ordine naturale e logico delle priorità, dei temi del dibattito pubblico, senza che nessuno batta ciglio. Fuor di metafora, è accettabile, è sensato che tutta l’informazione sia inchiodata da mesi sulla vicenda della casa di Montecarlo venduta da Fini, con annessa cucina Scavolini da 5000 euro, mentre sui processi che vedono imputato il premier per corruzione, fondi neri e appropriazione indebita nessuno parla? Qual è la questione più grave, che il presidente della Camera abbia venduto una casa al cognato o che il presidente del Consiglio abbia corrotto un avvocato inglese per sostenere il falso in tribunale ed evitare di finire in galera?

Per non parlare di altri fatterelli di nessun conto, come la condanna in secondo grado per mafia dello storico braccio destro del Cavaliere, il senatore Marcello Dell’Utri, la negazione da parte della maggioranza di destra all’uso delle intercettazioni sul suo ex sottosegretario Nicola Cosentino accusato di collusione con la camorra o, se proprio si vuole restare in tema di case, i modi a dir poco spregiudicati attraverso i quali il signor Berlusconi mise le mani sulla villa di Arcore (qua un buon resoconto). Roba che in confronto Fini sembra San Francesco.

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