Festival cinema Roma 2011: Hysteria, recensione in anteprima

Recensione in anteprima di Hysteria, commedia molto gradita dal pubblico del Festival Internazionale del Film di Roma. Solo su Blogosfere Spettacoli

Vibratori, insoddisfazioni femminili, isteria, parità dei sassi: se questi fossero gli ingredienti di una commedia italiana saremmo qua pronti col fucile spianato. Invece Hysteria, film presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2011, è un’opera che batte bandiera inglese: e tutti noi sappiamo benissimo che essere sudditi della regina Elisabetta garantisce un senso dell’umorismo acuto, penetrante, sottile e quasi sempre elegante, ardito sì, ma difficilmente volgare.

La pellicola diretta da Tanya Wexler, infatti, tratta una materia molto sensibile quale quella sessuale, con una leggerezza rara che alleggerisce i numerosi riferimenti a tematiche altrimenti grevi. Maggie Gyllenhaal, Hugh Dancy, Felicity Jones e uno straordinario Ruper Everett riescono a rendere estremamente gradevole quest’operetta in costume di ambientazione vittoriana, grazie ad un senso del ritmo e un’arguzia verbale paragonabile, almeno come ispirazione se non come risultati, ai testi teatrali di Oscar Wilde.  

Il film racconta la storia di Joseph Mortimer Granville, un medico all’avanguardia che riuscì ad affrancare le donne della sua epoca dalla comunissima diagnosi di isteria, che veniva applicata a qualunque tipo di insoddisfazione femminile, grazie all’invenzione del vibratore elettrico.

Simbolo dell’autodeterminazione muliebre, il vibratore (e in precedenza la “pratica” medica sostitutiva) è ovviamente il soggetto della maggior parte delle gag della pellicola, ma è anche un modo per introdurre il sottotesto femminista: il simpatico fautore di “parossismi” (originale eufemismo usato per indicare l’orgasmo) non è infatti la panacea per tutte le malattie nervose da cui sarebbero afflitte le donne, ma solo un modo per vincere la noia e il tedio causati dal ruolo secondario e sottomesso al quale sono destinate nella società pre-moderna.

E allora le indecisioni amorose di Hugh Dancy e il ruolo da suffragetta di Maggie Gyllenhaal sono delle piccole spie del vero significato del film, ovvero la presa di coscienza maschile dell’importante ruolo della donna nella società inglese. A questa illuminazione si arriva a suon di scambi verbali offerti con grande generosità, che ricordano per certi versi la Bisbetica domata di Shakespeare, visto il carattere apparentemente riottoso della sorella di Jake Gyllenhaal.

Sorretto da una struttura forte e consolidata, interpretato da un cast in grande spolvero (sul quale si erge un gigioneggiante Everett), Hysteria è una commedia che ha conquistato il pubblico del Festival, al quale ha strappato numerosissime risate: forse non sarà un titolo che rivoluzionerà la storia del cinema, ma se in Italia avessimo un film del genere ogni dieci Matrimonio a Parigi potremmo considerarci fortunati.

Scritto da Style24.it Unit
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