Ferie d'agosto tra destra e sinistra, ma l'Italia resta sempre quella

D’estate, le sere in cui non si esce, è bello perdersi nella programmazione notturna della tv, che spesso propone vecchi film da riscoprire o che non si ha mai avuto l’occasione di vedere (ieri, per esempio, su Cult davano il notevole Talk Radio di Oliver Stone).

Lo scorso week end invece mi è capitato di rivedere Ferie d’agosto di Paolo Virzì, uscito nel 1995, che contrappone due gruppi di turisti di estrazione sociale e politica opposta che si trovano a soggiornare l’uno accanto all’altro nell’isola di Ventotene.

Nonostante il tutto risulti un po’ stereotipato, l’operazione di Virzì colpisce nel segno: da una parte ci sono due famiglie di commercianti, i cui componenti rappresentano quell’Italia disimpegnata, ignorante, indifferente alla vita pubblica e chiusa nel suo egoismo privato, che dopo la Dc ha cominciato a votare Berlusconi; dall’altra c’è il gruppo di quelli di sinistra, un po’ snob ed elitari nonostante i loro ideali di eguaglianza, almeno all’apparenza un po’ più colti della media, comunque interessati – tra ipocrisie e mediocrità – al discorso pubblico e forse all’impegno nel sociale.

Quindici anni dopo sembra che non sia cambiato nulla. Si parla, nei giornali di sinistra, di risveglio della società civile, ma succede semplicemente che molti del primo gruppo non stanno più andando a votare, perché stufi delle promesse di Berlusconi. Pronti però a votare il prossimo fanfarone, pronto a garantire impunità fiscale e sogni a buon mercato, che si presenterà. Mentre quelli di sinistra, stanchi di essere minoranza e più o meno consci dei rischi per il Paese, stanno tornando in massa alle urne. Ma dietro i risultati elettorali, l’Italia antropologicamente è sempre la stessa. Immutabile?

(Nella foto: una parte del cast di Ferie d’agosto).

Scritto da Style24.it Unit
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