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Fenomenologia di Antonio Ricci

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Dice il saggio Antonio Ricci.

Quello che sta accadendo alla televisione italiana è che non si rischia più. I programmi di successo sono pochi e sempre quelli perché ormai si tende solo ad “italianizzare” format che arrivano già confezionati dall’estero. Questo perché non c’è convenienza ad investire in cose nuove o proprie, quindi si rimaneggia quelle che ci sono.

E aggiunge anche.

Ciò che impedisce l’innovazione è quel meccanismo nato originariamente per rilevare la pubblicità e che invece oggi incide sul peso da dare a ciascun programma: l’Auditel. E’ questo che costringe ad andare su cose note. Inoltre c’è la tendenza che, in assenza di altri sforzi, si tende ad attirare l’attenzione dei telespettatori verso cose primordiali, come le risse, i pianti. Si va sempre di più, quindi, verso una televisione immobilizzata.

Per questo il nostro uomo ama essere rivoluzionario in ciò che fa, innovativo in ciò che propone, e piazza ogni anno in tv…

Striscia la notizia, Paperissima, Veline. Null'altro se non il coraggioso Cultura Moderna. Con personaggi innovativi, oltretutto: Ezio Greggio, Enzo Iacchetti, Michelle Hunziker, Gerry Scotti, Teo Mammucari.

Io quest'uomo non lo capisco. Cioè lo capisco ma non vorrei capirlo, perchè se mi fermo a riflettere su che cosa ho capito capisco che c'è chi ha capito troppo. E l'uomo che ha capito è proprio lui, Ricci: ha capito sulle nostre spalle.

Hài capiiito… abbiamo trovato un nome, e un cognome, all'immobilismo. Qulacuno direbbe anche alla decadenza del livello culturale italiano. Qualcuno.

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