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Femvertising, il potere della pubblicità femminista

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Il Femvertising si sta affermando sempre di più e le pubblicità che hanno come oggetto la donna, non puntano più sul corpo. Cosa c'è alla base?

Negli ultimi anni, il Femvertising si sta affermando sempre di più e, finalmente, le pubblicità che hanno come oggetto la donna, non puntano più sul suo corpo o su quelle che vengono viste come le sue mansioni principali: casa e figli. Ma come è nato il termine? Come si sta affermando la ‘pubblicità femminista’? Quali sono le maggiori aziende che si sposano le stesse idee della ‘pubblicità femminista’?

La Femvertising

Il termine Femvertising, stando a quanto sostiene The Guardian, è un neologismo coniato nel 2015 su Internet come hashtag. Nasce dalla fusione dei termini inglesi ‘feminism’ e ‘advertising’ e in italiano può essere tradotto con ‘pubblicità femminista’. Negli ultimi anni come non mai, grazie a movimenti come il #MeToo, il femminismo è tornato in auge e le lotte per la ‘dignità’, passatemi il termine, della donna sono riprese come in passato. Le ultime denunce di molestie, fatte anche da donne appartenenti al mondo dello spettacolo anche a distanza di vent’anni, ne sono la prova.

Il Femvertising in particolare, si concentra sull’importanza delle immagini femminili che vengono utilizzate dalle pubblicità su riviste e televisione, promuovendo un modello di donna non più equivoco e stereotipato. Fino a qualche tempo fa infatti, il ruolo del sesso femminile nella pubblicità non si differenziava molto da quello degli Anni 50, quando le signore erano ritratte come solo ed esclusivamente dedite alla famiglia, con un grembiule sempre indosso e con le pattine ai piedi. Il gentil sesso, negli Anni 70, si trasforma in bomba sexy, alla Serena Grandi, per intenderci e nelle pubblicità, così come nelle commedie all’italiana, il corpo della donna diventa un oggetto, un qualcosa da ottenere, ma da non curare.

Le declinazioni del Femvertising

Dalla Femvertising nascono declinazioni di notevole importanza, che hanno contribuito e continueranno a farlo al successo della ‘pubblicità femminista’. Al primo posto abbiamo la body positivity, ovvero l’inclusione di diversi canoni estetici nelle pubblicità. Sono tante le aziende di beauty che sostengono realmente il gentil sesso, mostrandolo nelle loro campagne pubblicitarie con pregi e difetti.

Ad esempio, la collezione autunno 2018 di Wycon Cosmetics D-Effect è un inno alla bellezza individuale e mostra la donna nella sua individualità, senza cercare di nascondere sorrisi imperfetti o cicatrici, incitandole a non rinnegare quello che sono, nella loro totalità, sia interiore che esteriore. Le donne appaiono quindi così come sono, in un percorso d’accettazione di sé che può davvero diventare fondamentale per tutte quelle che non vivono bene le loro imperfezioni. Anche il colosso cosmetico Rimmel ha pensato ad una campagna mondiale, studiando appositamente l’hashtag #Iwillnotbedeleted per cercare di combattere il beauty cyberbullismo. Un’altra declinazione importante del Femvertising è il woman empowerment, che fa si che le donne vengano accettate anche per ruoli che in passato non erano loro concessi. Uno spot molto importante è stato girato da Adidas nel mese di dicembre 2018. L’azienda ha voluto mettere a confronto atleti di sesso femminile con quelli di sesso maschile, mostrando come, anche nel mondo sportivo, ci siano ancora barriere e pregiudizi tra i due generi.

Riuscirà il Fermvertising ad affermarsi sempre di più? Ci auguriamo che le donne, con qualsiasi mezzo e con ogni tipo di sostegno, riescano a non essere più oggetto di alcuna discriminazione, da quelle fisiche a quelle interiori.

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