Ermal Meta: “Spesso mi sentivo invisibile. A Sanremo canto l’amore”

In conferenza stampa Ermal Meta dichiara: “Torno a Sanremo con uno spirito diverso. Il 4 marzo canto Dalla: Chiara mi ha fatto notare la coincidenza”.

Ermal Meta torna a Sanremo con la canzone “Un milione di cose da dirti”, in cui spicca la sensibilità commovente e profonda che connota il suo cantautorato. Fa parlare le emozioni più intime e sincere, dà libero sfogo ai sentimenti più reconditi e si mette a nudo trasformando le parole in melodia. Impossibile non commuoversi ascoltando il suo nuovo album, “Tribù urbana”, in uscita il 12 marzo e anticipato da un singolo di grande successo, “No satisfaction”.

“Uno”, “Stelle cadenti”, “Un milione di cose da dirti”, “Il destino universale”, “Nina e Sara”, “No Satisfaction”, “Non bastano le mani”, “Un altro sole”, “Gli invisibili”, “Vita da fenomeni”, “Un po’ di pace” sono gli undici inediti che compongono “Tribù urbana”, che esce a tre anni di distanza dall’ultimo disco: “Ho scritto questo album immaginandomi in platea e non sul palco. La voglia di suonare dal vivo è fortissima, così vedrò qual è il giudizio del pubblico”.

Ermal Meta torna sul palco di Sanremo dopo aver trionfato nel 2018 con il brano “Non mi avete fatto niente”, cantato insieme a Fabrizio Moro e presentato anche all’Eurovision Song Contest a Lisbona. L’anno precedente, Ermal era già salito sul podio del Festival di Sanremo con il brano “Vietato Morire”, vincendo anche il Premio della Critica Mia Martini e il Premio per la miglior cover, per la sua interpretazione di “Amara Terra Mia”.

Ermal Meta, il disco e Sanremo

Con una vittoria alle spalle come si ripropone al Festival? Quali sono le aspettative? “L’appetito vien mangiando, ma non ho intenzione di fare una scorpacciata di premi. Torno a Sanremo con uno spirito diverso: la voglia più grande è salire sul palco e far sentire la mia musica. È una canzone d’amore verticale”. Quindi ha aggiunto: “Il Covid ha messo il bastone tra le ruote a me e a tutto il mondo, ridisegnandole il volto. Spero ne usciremo cambiati”.

“Non sono mai stato a Sanremo con una ballad, quindi ho preferito questo brano ad altri presenti nel mio disco, come “Stelle cadenti”, una fotografia fatta da un ubriaco che a me piace molto. È una canzone artistica, ma anche molto ritmica, quindi penso troverà il suo spazio questa estate”, ha dichiarato Ermal Meta parlando del brano che porta a Sanremo. A dirigere l’orchestra sarà il Maestro Diego Calvetti.

“Un milione di cose da dirti”, il brano che Ermal porta al Festival, nasce tre anni fa, ”in un momento particolare. Era iniziata da poco la mia vita da solista, avevo un blocco emotivo interiore e l’unica cosa che potevo fare era scrivere canzoni per liberare le mie sensazioni. Ho scritto la canzone in dieci minuti, è un testo nato in maniera istantanea. È un brano che voglio lasciare aperto. La canzone d’amore che porto a Sanremo ha in sé la gioia della consapevolezza di aver avuto qualcosa di importante ed essere felice per ciò che si ha o si ha avuto, anziché rattristarsi per ciò che non si possiede. Nasce da un momento di solitudine e ora possiamo tutti riconoscerci in quel sentimento, a causa dell’isolamento generato dalla pandemia”, ha commentato.

Ermal Meta Sanremo

Parlando di sé ha aggiunto:In casa sono un po’ distratto e casinista, merito i rimproveri della mia fidanzata, che quando è davvero arrabbiata mi chiama per nome o addirittura per cognome. Nella vita tifo Napoli. Messi si nasce, Gattuso si diventa: Messi è un talento inarrivabile, ma non ha mai alzato la coppa del mondo. La volontà fa la differenza. Sono più attaccante o difensore? Mi sento un mediano e non mi alleno mai quando sono preso con la musica. Ma sono appassionato di calcio, spero di tornare presto a giocare con la nazionale cantanti. Quando sono libero corro e faccio pilates”.

Sanremo senza pubblico

“Non conosco le emotività dei colleghi in gara. Di sicuro cantare davanti al teatro vuoto è un po’ strano, soprattutto se sei abituato a cantare per la gente. Al Festival inoltre la platea è sempre stata appassionata, almeno fino a una certa ora, poi si vedono scene di qualcuno che si addormenta. La sfida più tosta sarà quella di Amadeus e Fiorello, che dovranno parlare per tre ore davanti alle sedie vuote: tutta la solidarietà ai conduttori”. Così ha commentato Ermal Meta parlando dell’assenza del pubblico alla settantunesima edizione del Festival di Sanremo.

Il cantautore è entusiasta di tornare all’Ariston. “Cuore a sonagli” e “Occhi a fanale” recita nel suo testo. “Sono due personaggi, ma non ho voluto confinare la storia all’interno di due nomi. Con queste immagini ho voluto rendere il brano un po’ fiabesco. Quando due persone si amano, infatti, a un certo punto non si chiamano più per nome. Il mio brano ci mette un po’ ad arrivare, non è a presa rapida. Considero questo pezzo una semi-retta: parte ma non sai dove va a finire. Non è “e vissero felici e contenti”, ma non è nemmeno la fine di una storia”. Dopo il video del singolo “No satisfaction”, che è un vero e proprio cortometraggio, ci sono altri progetti quasi “cinematografici”? “Ho sempre pensato che i video fungessero da cornice alle canzoni. Ora invece ho preso consapevolezza che l’estetica dei video è sempre più importante, ho iniziato a curare di più anche quell’aspetto. Penso vi piacerà anche il video di Un milione di cose da dirti”.

Ermal Meta Sanremo

La serata cover

Porto un brano intoccabile, che canterò con i guanti di velluto. Per una casualità totale, canterò “Caruso” proprio il 4 marzo. Non è stato pensato: me ne sono accorto solo di recente, perché me lo ha fatto notare la mia fidanzata. Sento Napoli molto vicina a me. Apparentemente non ha niente a che vedere con me che sono albanese, eppure è una città che mi piace molto. Napoli è una città che rappresenta l’Italia intera”.

Così ha detto parlando della serata cover, aggiungendo: “Sono felice di portare una cover, rispetto ai duetti che proponeva il Sanremo di Baglioni. Le cover sono brani conosciuti praticamente da tutti, quindi il pubblico non fatica a inquadrarli e apprezzarli. In alternativa, in una serata con l’ospite alla Baglioni, avrei voluto Federico Zampaglione e i Tiromancino oppure Samuele Bersani. Ma non so se avrebbero accettato”. Nella serata di giovedì 4 marzo, Ermal, accompagnato sul palco dalla Napoli Mandolin Orchestra, interpreterà “Caruso”, celebre brano di Lucio Dalla del 1986.

Ermal Meta Sanremo

“Tribù urbana”

Un disco nel quale Ermal riesce a vedere (e far parlare) gli invisibili, come dimostra nell’omonimo brano, che “nasce da un viaggio negli Usa, dove ho fotografato degli homeless. Uno di loro mi ha raccontato la sua vita: quel giorno era il suo compleanno. Ho pensato che avesse una bella storia, ma nessuno l’avrebbe raccontata. Nella canzone ho immagino un esercito di invisibili, una sensazione che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita. Nella mia canzone racconto la storia di invisibili che diventano supereroi. Per anni mi è capitato di sentirmi invisibile. Mi faceva strano vedere tante interviste di miei colleghi che raccontavano la nascita di un brano, che in realtà avevo scritto io e loro non ne sapevano assolutamente nulla. Ne soffrivo e mi sentivo invisibile, a un certo punto ho detto basta. Gli invisibili e il pianeta si salvano con atti di pura gentilezza da parte delle persone. Ho sentito l’esigenza di parlare e farmi sentire, scrivendo canzoni per me. Sarà il Festival dell’amore, mi piace trattarlo: dopo “Vietato morire” e “Non mi avete fatto niente”, porto a Sanremo l’amore”.

Ermal Meta Sanremo

“Quando ho finito di ascoltare tutte le canzoni, mi è venuto in mente il titolo: “Tribù urbana”. Da sempre gli esseri umani tendono a stare insieme. Le nostre città sono diventate sempre più diversificate, c’è sempre una dualità”, ha aggiunto.

Ermal Meta Sanremo

Parlando di altri suoi singoli che compongono il nuovo album, Ermal Meta ha spiegato: “Il destino universale” è “un insieme di polaroid di vite di diverse persone, parla di quello che avviene ogni giorno, è l’unica canzone in cui parlo di me stesso. Nessuno lascia la propria casa volentieri: nello stesso momento avvengono tante cose, c’è un destino circolare che ritorna, prima tocca a me poi a te. Io ne sono la testimonianza: ho lasciato la mia terra a 13 anni, non sapevo cosa mi aspettava, sapevo solo che per avere un bene più importante dovevo andare via. L’ho messo nella canzone”.

“Nina e Sara” è una canzone “ambientata nell’estate ’87 nel Sud Italia. Nasce da una storia personale: a 16 anni avevo una ragazza, la mia seconda fidanzatina, era una persona strana, un’anima in pena. Non capivo cosa avesse, non era in grado di spiegarlo: ci siamo lasciati, dopo qualche anno l’ho trovata felice e fidanzata con una ragazza. In realtà era il 1997. Non era in grado di ammettere a sé stessa che le piacevano le ragazze: aveva una rabbia che cavalcava in un modo forte. Si faceva del male da sola dal punto di vista emotivo. La società non le aveva dato gli strumenti per capire che quello che provava non era sbagliato. Oggi c’è una strada ancora lunga da percorrere. Quando l’ho rivista, ho pensato a quanto avesse sofferto in quegli anni, da 16enne: penso fosse una sofferenza terribile e quando non viene accettata è ancora peggio”. Il brano “ha un finale aperto, c’è un cambio di tonalità, si sale di un tono, ho preso in prestito il finale concettuale di “Anna e Marco” di Lucio Dalla: “Le hanno viste insieme, andare via insieme…”. In realtà hanno 16 anni e quindi non si sa dove possano essere andate”. Oggi “riusciamo a mandare tecnologie su Marte ma sulla libertà individuale siamo ancora nel Medioevo”, ha aggiunto.

Scritto da Asia Angaroni
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