Er Pelliccia, i rivoluzionari da salotto e i ducetti della domenica

Il dibattito mediatico continua ad essere incentrato sui Moti Romani, come li ha ribattezzati Michele Serra su Repubblica. Sul web, nei giornali e sui talk show televisivi si scontrano due linee di pensiero: quella, timida e velata, del giustificazionismo (“ogni protesta ha i suoi incidenti”) e quella, baldanzosa e maggioritaria, della condanna esemplare (“questi teppisti bisogna metterli tutti dentro e buttare via la chiave”).

La prima, quella giustificazionista e assolutoria, serpeggia spavalda in molti forum e blog del mondo antagonista, e sui media mainstream è stata formulata nel modo più chiaro da Valentino Parlato del Manifesto, che ha scritto: “A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza.

Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, con gli indici di disoccupazione giovanile ai vertici storici, era inevitabile che ci fossero. Aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile”.

Insomma il leitmotiv è quello della disperazione degli ultimi che non può che tradursi in rabbia e violenza di fronte ai palazzi del potere sordi e grigi. Ma se il simbolo della protesta risulta essere Er Pelliccia, il ragazzo romano che lancia l’estintore “per spegnere l’incendio” (in foto), figlio di due impiegati di banca, ventiquattrenne ancora al primo anno di università perché tanto gli studi sono pagati da mamma e papà, vestito alla moda dei teenager con i bordi degli slip fuori dai pantaloni, che su Facebook invece che Che Guevara o Marcuse cita Adolf Hitler, Pacciani e Cicciolina, beh se questo è il tipico manifestante, capite bene, cari rivoluzionari da salotto alla Parlato, che siete completamente e comicamente fuori strada.

Ma dall’altra parte lo spettacolo non è meno penoso, con tutti i ducetti di destra e di sinistra (vero Di Pietro?) che si affannano a primeggiare nel mostrare a favore di telecamera il volto più duro contro la protesta dei violenti: ritorno alla legge Reale, fermi preventivi dei semplici sospetti, manifestazioni a pagamento, se ne sono sentite di tutti i colori. Al governo delle leggi ad personam, della prescrizione breve e dello scudo fiscale verrebbe però da chiedere: è più grave sfondare una vetrina da qualche centinaia di euro o evadere le tasse per milioni? Perché la logica del forte con i deboli e zerbino con i forti è puramente e limpidamente fascista!

Ha ragione Mario Adinolfi, che scrive su Facebook: “Che poi ‘sti poveri ragazzi, se sfasciano le vetrine si beccano le leggi speciali e (leggo oggi, con orrore) la minaccia di quindici anni di galera; se si mettono a fare politica con Grillo sono qualunquisti e se prendono il 6% in Molise su un candidato giovane e sconosciuto ‘hanno fatto vincere la destra’ …insomma, non va bene niente? Se non diventi come Fausto Raciti, il grigissimo capetto dei giovani del Pd, non hai diritto di esistere politicamente?”

Scritto da Style24.it Unit
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