Elsa Fornero: la ministra simpatica come una colonscopia

Dalla celebrazione delle lacrime e della sensibilità femminile in politica all’esaltazione della “lady di ferro”: i giornalisti zerbini di tv e stampa non sanno più come difendere il ministro del Lavoro più indigesto della storia della Repubblica

Dopo le dimissioni di Berlusconi, speravo di usare sempre meno frequentemente l’espressione “media di regime”, ma non pare proprio il caso. Evidentemente il giornalismo italiano, che sia di destra o di sinistra, ha in sé il gene del servilismo e dell’appiattimento governativo, non c’è nulla da fare.

Quest’inclinazione a fungere da scendiletto per i potenti di turno è dunque fin troppo evidente anche col nuovo governo dei tecnici, e – giusto per raccontare una storia esemplare – con la professoressa Elsa Fornero, forse tra i ministri più sgradevoli mai apparsi sulla scena politica.

La cosa buffa è che i corifei a mezzo stampa della tecnocrazia, per dirla più bruscamente: i giornalisti leccaculo, nel caso della ministra del Lavoro si sono inventati tutto e il suo contrario, pur di far apparire la maestrina cattiva Fornero in una luce positiva.

Prima hanno ricamato in modo imbarazzante sull’episodio delle lacrime alla conferenza stampa sulla riforma delle pensioni, con pagine televisive e su carta stampata che meriterebbero di finire in un film di Mel Brooks. Ricordo un servizio del Tg3 – ma tutti hanno più o meno detto le stesse cose – dove quel pianto veniva addirittura celebrato e santificato, come segno della sensibilità femminile che non si fa corrompere dal potere e come choc umanissimo e ammirevole dell’accademico che passa dai dati freddi e impersonali sul lavoro alle politiche che incidono sulla vita vera delle persone.

Come ha ben scritto Merlo, adesso appare evidente che quelle lacrime furono semplicemente “emozione del debutto”, ma tv e giornali sono riusciti nell’incredibile risultato di far sentire i pensionati tartassati e derubati dei loro diritti pure in colpa per avere urtato la sensibilità della ministra.

Ritornata in sé la Fornero ha poi dato prova di essere lontanissima dall’immagine cucitale addosso dai media, di madre caritatevole e amorosa costretta a un compito ingrato, e si è dimostrata come una dei tecnici più intransigenti del governo, alfiere di una politica liberista, monetarista e schiettamente di destra pronta a sacrificare concertazione e diritti sociali (delle classi medie e basse) in nome del risanamento. Con scelte considerate dai giornalisti di regime insindacabili, ma in realtà molto discutibili. Non è questa la sede per una discussione tecnica dei provvedimenti del governo, ma dal problema degli esodati senza occupazione né pensione alla riforma del lavoro, si moltiplicano le voci autorevoli che bocciano quasi in toto le scelte dell’esecutivo.

Nonostante ciò, la ministra Fornero ostenta una ferrea intolleranza per ogni critica (a cui da barone universitario deve essere poco avvezza), uno snobistico disprezzo da “razza padrona” per i propri governati che scivola facilmente nel razzismo sociale (gli italiani magiaspaghetti e fannulloni, il governo che non sta là a regalare caramelle) e un’arroganza da improbabile prima della classe nei confronti della politica e del parlamento, di fronte alla quale non si capisce bene come i politici usino obbedir tacendo.

Comunque, trasformatasi da Santa Elsa in maestrina sprezzante, tv e giornali si sono trovati nella necessità di cucirle addosso  un altro abito per farla mandare giù a un’opinione pubblica sempre più disorientata e sospettosa. E allora, dalla ministra lacrimevole dal cuore d’oro, si è passati alla lady di ferro “tosta, tenace, caparbia e infaticabile” (come titola con sprezzo del ridicolo il malinconico Espresso di De Benedetti). Insomma, mo’ ci vogliono convincere che ci deve piacere e dobbiamo applaudirla perché risulta simpatica come una colonscopia e arpia come “la signorina Ratched di Qualcuno volò sul nido del Cuculo” (cito Luca Telese). Con tutto il rispetto, mi pare una pretesa eccessiva.

(In alto: la Fornero, come il ministro ama essere chiamata; fonte: infophoto).

Scritto da Style24.it Unit
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