Elezioni Sicilia: Beppe Grillo, Crocetta e l’astensionismo

Elezioni regionali in Sicilia: vince l’astensionismo record, vince Grillo e vince il Pd con Bersani. O forse perdono tutti. Di sicuro, la confusione sotto il cielo della politica è assoluta (come emerge dal dibattito in tv)

Mai come ieri, facendo zapping tra telegiornali e programmi d’approfondimento, si notava una forte difficoltà di analisi tra politici e giornalisti sugli esiti delle elezioni regionali siciliane e, soprattutto, sugli scenari che si aprono da qui al voto per le politiche nazionali.

Tirando le somme, sono tre i punti su cui più o meno tutti si sono detti d’accordo.

Primo, il fortissimo astensionismo (metà Sicilia non ha votato) evidenzia ancora una volta come la fiducia dei cittadini nella politica sia ormai ampiamente sotto i livelli di guardia. Parliamo di “politica”, e non di partiti, perché anche il Movimento antisistema e anticasta di Grillo – pur avendo ottenuto un clamoroso successo – non è riuscito a erodere significativamente l’area del non voto, dell’apatia e del rifiuto. E se non ce la fa Grillo, vien da chiedersi chi ci possa riuscire.

Secondo, con tutta probabilità il prossimo governo sarà guidato da una coalizione che avrà come baricentro e partito di maggioranza relativa il Pd (che in Sicilia riporta con Crocetta una storica vittoria). Solo che non si capisce ancora da chi sarà composta questa coalizione e chi saranno gli alleati dei democratici, visto che Casini non vuole Vendola e Vendola (forse) non vuole Casini. Aggiungo io che il buon senso e soprattutto i desideri della base spingerebbero per un’alleanza a sinistra con Sel e Di Pietro, dunque il Pd quasi sicuramente farà l’esatto contrario.

Terzo, il Pdl è evaporato e pronto alla deflagrazione. Su questo punto io sono d’accordo solo in parte, anzi in un certo senso trovo sorprendente come il partito del predellino, nonostante il tragico governo che ha abdicato a Monti, gli scandali quotidiani dal Lazio alla Lombardia e gli inquietanti vaneggiamenti del Berlusconi condannato, riesca ancora a racimolare – intorno a una candidatura non certo irresistibile – il 25 per cento dei consensi. Certo, sembrano destinati all’opposizione ma non a sparire. Come forse meriterebbero.

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Scritto da Style24.it Unit
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