E la chiamano estate: Isabella Ferrari nuda batte Fassbender

Al Festival del cinema di Roma trionfa E la chiamano estate, fischiato dai giornalisti e con una bellissima Isabella Ferrari mai così svestita. Sempre meglio dell’applauditissimo Shame, che chissà perché colpì soprattutto la critica femminile…

Fischiato impietosamente alla proiezione per la stampa, alla fine E la chiamano estate di Paolo Franchi, con una Isabella Ferrari mai così generosa nel nudo, si prende la sua rivincita e conquista due premi di peso (miglior regia e miglior attrice) all’ultimo Festival del cinema di Roma – per la verità quest’anno organizzato al risparmio e in tono un po’ dimesso.

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Forte del suo trionfo, il regista difende l’opera – incentrata sulla storia di un rapporto di coppia problematico con un marito innamorato che però riesce  a consumare solo con scambisti e prostitute – e attacca: “Chi fischia ha paura del sesso, o magari si identifica in certe situazioni e poi ha bisogno di rimuovere”.

Ora, io non ho visto il film, quindi mi permetto solo qualche considerazione generale. Prima di tutto, diffido un po’ delle parole di Franchi: di registi bocciati dalla critica e dal pubblico per dei filmetti che cercavano per forza lo scandalo con qualche scena studiata alla bisogna c’è un elenco lunghissimo, e se è vero che il sesso fa ancora paura, dubito che possa essere questa la ragione della bocciatura dei giornalisti, che se fanno il lavoro di critici nella loro carriera hanno avuto modo di vedere di tutto e certo non si possono scandalizzare più di nulla.

Però allo stesso tempo il regista bergamasco tocca una corda sensibile quando dice che dal cinema italiano sembra che ci si aspetti solo la commedia (salvo poi protestare perché si girano solo commedie), e si è pronti subito a smontare qualsiasi tipo di sperimentazione. Che invece, aggiungo io, si applaude a scatola chiusa quando viene dall’estero o da autori più trendy e affermati.

Mi viene in mente per la somiglianza della trama Shame, il film con Michael Fassbender che l’anno scorso ha fatto dibattere i critici più autorevoli e – secondo me con il minimo sindacale e la solita storiella pensata per accalappiare i polli in cerca di trasgressioni a buon mercato – ha incassato quasi esclusivamente elogi e lodi entusiaste. Soprattutto dalle giornaliste – ricordo  una recensione decisamente imbarazzante di Natalia Aspesi – che sembravano più interessate al pisello del protagonista che alla pellicola. Del resto, pare sia un atteggiamento che fa molto femminismo ed emancipazione. E allora, se il dibattito è su questo livello, ci vien da difendere E la chiamano estate e quel gran pezzo di signora che è la nostra Isabella Ferrari.

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Scritto da Style24.it Unit
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