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E Berlusconi sogna un Tg1 modello Emilio Fede

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In vista dell'insediamento del nuovo consiglio di amministrazione della Rai i partiti del centro-destra si stanno già dando battaglia per spartirsi i posti all'interno dell'azienda e, soprattutto, per raggiungere un accordo sul nuovo direttore del Tg del primo canale.

Che all'interno della maggioranza siano in corso trattative e prove di forza per decidere su quali nomi puntare per l'assetto della nuova Rai non è neppure una notizia e non desta lo scandalo di nessuno: almeno qua in Italia ci siamo da tempo abituati all'idea che chi vince le elezioni abbia il diritto di occupare la televisione pubblica per controllare l'informazione nel modo che più gli conviene, anzi forse ci stupiremmo se avvenisse il contrario.

Quello che non si riesce a capire è perché vogliano sostituire l'attuale direttore del Tg1, Gianni Riotta . E' vero che Riotta è stato nominato dalla vecchia maggioranza di centro-sinistra, ma il suo telegiornale è talmente piatto, istituzionale e in ultima istanza filogovernativo che francamente non si comprende di cosa la destra si possa preoccupare. Certo, non siamo ai livelli di Emilio Fede, ma l'informazione politica del telegiornale di Rai uno è completamente appaltata ai politici: il cronista è un semplice portamicrofono che registra e diffonde le parole degli esponenti del governo e della maggioranza, tra qualche parentesi di dichiarazioni dei parlamentari dell'opposizione. Cosa dovrebbe fare una testata per risultare più compiacente e meno di disturbo?

In ogni caso sembra di capire che Silvio Berlusconi punti a un Tg1 assolutamente blindato e di provata fede destrorsa: non vuole rischiare la benché minima sorpresa (ammesso e non concesso che con Riotta rischierebbe qualcosa). Del resto i nomi che girano per la guida del maggiore telegiornale italiano, e su cui si scanneranno An, Forza Italia e Lega, non lasciano adito a dubbi sulle intenzioni della maggioranza. Si parla infatti di Mauro Mazza, direttore del Tg2 che ha iniziato la carriera al Secolo d'Italia con Gasparri e Storace, Maurizio Belpietro, direttore prima del Giornale e poi di Panorama , uno che dà l'idea di provare una sorta di piacere fisico quando può attaccare qualche comunista e Piero Vigorelli, vicedirettore del Tg5 , famoso per essersi presentato in Rai avvolto da una bandiera di Forza Italia il giorno dopo la prima vittoria di Berlusconi, alle politiche del 1994. Insomma, i tempi per il pluralismo dell'informazione televisiva sembrano quanto mai cupi.

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