Delitto di Sarah Scazzi: che ne pensa Montalbano?

Più che comparse di un reality tv, i congiunti di Sarah Scazzi sembrano attori di una fiction sceneggiata da loro stessi.

Il primo personaggio che irrompe nelle nostre case è la madre di Sarah Scazzi.

Fredda, enigmatica, orienta le indagini con intuito preciso e sorprendente.

Non sbaglia mai:

esclude subito che Sarah sia fuggita di sua iniziativa (mistero: come faceva a saperlo con tanta certezza in mancanza di informazioni?) e poi instrada gli inquirenti sulla pista decisiva, quella familiare.

Lo zio omicida, Michele Misseri, conquista la ribalta con il masochistico colpo di teatro del cellulare ritrovato.

Si carica il macigno dell’omicidio ma, forse, prova a sgravarsi dall’onta di aver violentato Sarah fornendo confessioni spiazzanti.

Prima dice di aver abusato del cadavere, poi nega di aver commesso violenza.

Infine coinvolge la figlia, come probabile garante del mancato abuso.

Vittime e carnefici si alternano sul set.

La logorroica cugina Sabrina ,adesso inguaiata dal padre, l’ombroso guascone fratello di Sarah, Claudio.

Quest’ultimo è l’attore più professionale: dichiara alla Stampa di essere rimasto al nord per curare i rapporti coi media!

Scostante e un po’ arrogante, ostenta la sua concretezza ribadendo nei salotti tv in modo ostinato che accetta di parlare solo ed esclusivamente di ciò che gli interessa.

Sbandiera una intelligenza mediatica che in effetti non possiede ma evidenzia comunque la coscienza di recitare una parte della fiction, lucidità strategica che gli altri attori dissimulano.

Vittime e carnefici, ciascuno scrive e mette in scena la propria parte.

Gli inquirenti, abilissimi, assecondano il gioco senza farsi risucchiare nel vortice della curiosità.

In mezzo a tanti criminoligi esperti di psiche, manca forse solo un esperto di fiction.

Per capire fino in fondo l’intreccio e le motivazioni degli attori bisognerebbe sondare i loro gusti televisivi.

Ognuno di loro, in fondo, ha strutturato un mondo finzionale sui canoni del proprio poliziesco preferito.

Il processo mediatico è per la prima volta influenzato da un racconto articolato dagli attori stessi sulla base di personali convenzioni creative.

Per capirne meglio l’intreccio ed i meccanismi è certo utile che lo psichiatra conosca infanzia e vita di Michele e Sabrina Misseri.

Ma lo sarebbe anche sapere se i due incriminati prediligono il realismo di Distretto di Polizia o lo stile letterario di Camilleri.

I commissari Montalbano e Corsi, di certo, non tradirebbe: hanno sempre risolto ogni delitto!

Scritto da Style24.it Unit
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