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Dai contenuti V.M. ad Antonella Clerici: come la tv cancella l'infanzia dei bambini con la complicità dei genitori

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Come spiega molto bene lo storico P. Ariès, l'infanzia e l'adolescenza sono invenzioni della società moderna: prima, semplicemente, non esistevano come fasi distinte del corso della vita. Solo nel 900 si è consolidata l'idea, poi diventata di senso comune, che i bambini abbiano diritto ad una serie di privilegi e di protezioni che, almeno in parte, li tenga lontani dalle fatiche e dai rischi del mondo degli adulti.

Oggi, seppure in un contesto molto diverso, sembra quasi che si stia tornando indietro di qualche secolo: l'infanzia e l'adolescenza infatti, come fasi della vita diverse dall'età adulta, stanno sempre di più perdendo di senso. La cronaca degli ultimi anni abbonda di storie di ragazzini di 12-13 anni che si drogano, fanno sesso, si organizzano in baby-gang e via di seguito; ma anche senza richiamare questi casi, che probabilmente sono meno frequenti di quanto il sensazionalismo dei media voglia far credere, è innegabile che oggigiorno si diventa adulti sempre più precocemente.

In questo processo la televisione ha senza dubbio una certa dose di responsabilità. Da un lato, infatti, la tv propone con sempre più insistenza dei modelli di successo che hanno per protagonisti dei bambini che interpretano ruoli adulti: dai piccoli secchioni di Genius presentati da Mike Bongiorno, ai mini ballerini di Ballando con le stelle fino al programma di cantanti in erba condotto da Antonella Clerici, giusto per fare qualche nome, nel piccolo schermo è tutto un proliferare di trasmissioni dove ai ragazzini viene chiesto di fare cose da grandi.

Dall'altro lato la televisione, così come internet, offre una miriade di contenuti per adulti che sono facilmente fruibili da tutti, anche dai più giovani. Questi due elementi, la grande popolarità dei bambini-adulti dello show business e l'esposizione a immagini e storie per un pubblico maggiorenne, incentivano nei ragazzini l'idea che bisogna crescere in fretta, fare le cose che fanno i grandi e lasciar perdere quanto prima giochi e giocattoli.

Le responsabilità più gravi, per questa situazione, sono però dei genitori: se certamente è vero che i network televisivi non si fanno problemi a sfruttare l'immagine dei bambini per fare ascolto, è anche vero che non è pensabile che possano trasmettere solo contenuti adatti all'infanzia.

È evidente che dovrebbero essere i genitori a vigilare su cosa i loro figli guardano in televisione, intervenendo quando è il caso di dare spiegazioni e spegnendo lo schermo quando si reputa che sia necessario. Ma la maggior parte dei papà e delle mamme di oggi non solo usa la televisione come babysitter, senza esercitare nessun controllo sui programmi seguiti dai bambini, ma di più sogna per i propri figli, anche piccolissimi, grandi exploit televisivi.

Quale genitore "moderno" non vorrebbe vedere il suo bambino esibirsi sul palco del programma della Clerici, ricevere i complimenti per quanto è bravo, farsi inquadrare mentre applaude il pargolo e, magari, incassare pure un po' di soldi? I

Intanto, da casa , la gente si gusta felice lo spettacolo e magari guarda pure male il figlio che perde tempo con i giocattoli e gli amici: ah, se solo avessi insistito di più per mandarlo a lezione di canto!

(Nella raffigurazione: alcuni giovani studenti seguono la lezione del maestro. Nell'arte medievale i bambini venivano rappresentati come adulti in formato ridotto)

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