Da Fabio Fazio gli ospiti sono tutti maschi e con un'età media di 65 anni: ecco come la tv preferita dal Pd oscura giovani e donne

Che tempo che fa è senza dubbio una trasmissione valida, con rubriche di qualità (come quella sulla storia dell'arte curata da Flavio Caroli), con ospiti di grande livello che raramente si vedono in tv e con comici dotati di grande carisma, come Luciana Littizzetto.

Solo che, ogni volta che la seguo, sento che c'è qualcosa che non va, avverto qualcosa che mi infastidisce. All'inizio pensavo fosse l'ossequiosità di Fabio Fazio, l'unico conduttore che riuscirebbe a mettere in buona luce persino Jack lo squartatore, ma non è solo questo.

Del resto in un mondo di finti giornalisti d'assalto – che attaccano solo dietro ordine del padrone – non si può infierire troppo su un vero buono come il conduttore di Rai tre.

Poi ho capito: il problema sono gli ospiti. Sì lo so, sono tutti grandi personaggi e nomi altisonanti della società e della cultura, ma se date un'occhiata ai loro dati anagrafici vi accorgerete che il programma di Fazio assomiglia molto a una gerontocrazia maschile.

Ho fatto un po' di calcoli, prendendo in esame le puntate mandate in onda da aprile ad oggi, e il risultato è questo: l'età media degli ospiti è di 65 anni e nell'ultimo mese nessun intervistato aveva meno di 45 anni (mentre il 40% aveva già compiuto almeno 70 anni). Poi donne neppure a vederne: l'unica ospitata nel periodo in questione è stata Rita Levi Montalcini, non esattamente una giovincella.

La cosa mi pare interessante, anche perché Che tempo che fa appare come una sorta di specchio televisivo del Partito democratico (infatti piace molto al pubblico e all'intellighenzia di centro-sinistra): è una trasmissione impegnata, attenta al politicamente corretto fino alla noia – per fortuna ogni tanto ci pensa la Littizzetto a scombussolare le cose, fieramente intellettuale e qualche volta un poco snob. Ed è anche, e qui veniamo al tema, molto attenta e ossequiosa nei confronti dei grandi vecchi, o comunque delle personalità più affermate del mondo della cultura, dello spettacolo e della politica, e al tempo stesso avara di spazio nei confronti dei giovani e degli emergenti.

Del resto, se si punta esclusivamente su nomi di prima grandezza (e di sicuro impatto mediatico), non ci si può stupire se poi non si dà mai voce ai quarantenni o ai trentenni, i quali proprio della visibilità della televisione avrebbero bisogno per farsi conoscere e sentire.

Da questo punto di vista molto meglio Daria Bignardi, che non solo ha decisamente più grinta di Fazio, ma sembra anche molto più interessata a scoprire nuovi personaggi e a valorizzare forze fresche.

Ho letto recentemente che la prima volta di Roberto Saviano in televisione fu proprio nella vecchia trasmissione della Bignardi, Le invasioni barbariche. Dopo quell'apparizione Gomorra – il libro cult dello scrittore campano – finì per la prima volta tra i primi posti della classifica dei titoli più venduti. Fazio l'avrebbe mai invitato un Saviano ancora completamente sconosciuto?

Scritto da Style24.it Unit
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