Cyrus, il film da perdere al cinema (ma recuperare in dvd) con la splendida Marisa Tomei

Non ho fatto in tempo a vedere questo film che è già scomparso dalle sale. È vero, sono stato preso da altri impegni, travolto dal vortice festivo, dal tritacarne natalizio, però chi se lo aspettava che manco due settimane e “Cyrus“, commedia americana dei fratelli Duplass, sarebbe già stata scacciata dalle sale cinematografiche?

I tempi di permanenza nel circuito distributivo sono ormai ridotti all’osso, soprattutto per quei film indipendenti, sconosciuti, di piccole dimensioni che non fanno il botto istantaneo.

E invece poi dobbiamo sorbirci dei filmacci inguardabili che però tengono il cartellone molto a lungo, grazie alla grande affluenza di pubblico. Il mercato in questo senso comanda, e la cosa è comprensibile, ma purtroppo sono scomparse, o si sono rarefatte incredibilmente, anche le seconde e terze visioni, per cui non si può neanche più sperare di poter gustare certi film in sala se non ci si decide velocemente. 

Un lungo preambolo, lo ammetto, per un film che in realtà non è neanche poi così fondamentale, né così adatto alla visione su grande schermo. “Cyrus” infatti è una commedia/dramma che segue gli stilemi del mumblecore – neogenere della cinematografia americana caratterizzato da budget risibile e attori semiprofessionisti, produzioni indipendenti che raccontano le vite di trentenni afflitti dalla sindrome di Peter Pan alle prese con situazioni sentimentali che li portano alla maturazione – pur essendo in questo caso distribuito da una major come la Fox, con un cast di tutto rispetto e un budget mica male.

Il film racconta la storia di John, quarantenne divorziato ormai da anni ma ancora depresso dopo la separazione dalla moglie, e della sua relazione con Molly, madre di Cyrus, il vero e proprio burattinaio della pellicola. La riuscita dell’opera sta tutta nell’interpretazione del trio di attori (John C. Reilly, la splendida quarantaseienne Marisa Tomei e la giovane promessa Jonah Hill), che produce delle prove molto convincenti, anche in virtù della povertà estetica della messa in scena, in linea con certi stereotipi da cinema indipendente.

Questo è uno dei maggiori difetti del film, il voler continuamente richiamare un certo pauperismo, una certa aria di necessità, quando è evidente il contrario: in particolare modo urtano terribilmente le zoomate improvvise, totalmente inutili, che dovrebbero dare un tocco di realismo e di immersione nella vicenda, ma che in realtà si rivelano degli accorgimenti estetici atti a dare l’impressione di inesperienza dell’operatore di macchina da presa, quando probabilmente ci stanno dietro dei consumati professionisti.

Nonostante certe cadute di stile il racconto si rivela piuttosto interessante, un po’ per l’originalità dello sguardo con cui si descrive l’atipico triangolo lui-lei-suo figlio, un po’ per il mantenere tutta la vicenda ancorata a situazioni quotidiane e famigliari. In definitiva si tratta di un film mediamente interessante per ciò che racconta, ma di certo non troppo per il modo in cui è confezionato. In questo senso una visione domestica, su dvd, è molto più appropriata rispetto a quella in grande stile in sala, e forse avere perso l’occasione di staccare il biglietto può essere stato provvidenziale.

Scritto da Style24.it Unit
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