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Ciao Raimondo

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Scrivere della morte di Raimondo Vianello è molto difficile, non solo perché – come al solito quando di parla della scomparsa di un grande artista – si rischia di cadere nella celebrazione a senso unico e nella retorica, ma anche perché in questo caso è facile immaginare l'imbarazzo e anche la noia che coglierebbe lo scomparso se potesse leggere le tante agiografie a lui dedicate che fioccano in questi giorni.

Vianello era un signore che ha passato la vita a prendere e a prendersi in giro, che avrebbe dato qualsiasi cosa in cambio di una battuta azzeccata, che credeva fermamente che non esistesse aspetto della vita che non potesse essere raccontato con il linguaggio dell'ironia, morte compresa, che infatti si divertiva, sempre più spesso negli ultimi tempi, a esorcizzare con il suo impareggiabile humor.

Ricordo solo un aneddoto, quando raccontò che, vedendo Carramba che sorpresa, gli era venuta l'idea di una trasmissione al contrario: dove ai parenti in trepidante attesa, ansiosi di riabbracciare il proprio caro perso di vista da tanti anni, veniva annunciato, al posto dell'agognato incontro, la dipartita del loro congiunto. Ecco un signore così non si merita nessun necrologio ridondante di retorica e buonismo posticcio, si merita solo un semplice e affettuoso ciao.

(Nella foto: Raimondo Vianello con la compagna di una vita Sandra Mondaini).

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