Checco Zalone: Resto umile (world show) e stendo Fiorello

Checco Zalone nel suo Resto umile world show rischia e provoca con le imitazioni di Michele Misseri e Roberto Saviano, ma alla fine convince tutti. E il confronto con lo show di Fiorello appare impietoso: qua c’è vera satira e si ride davvero

Certo, Checco Zalone e Fiorello non sono facilmente confrontabili: il primo è un comico di razza in ascesa e il secondo è un grande artigiano dello spettacolo, uno ha messo a disposizione delle telecamere il suo spettacolo dal vivo (Resto umile world tour) mentre l’altro ha rilanciato il varietà vecchio stile aggiornandolo al linguaggio e ai tempi della tv di oggi.

Però se dobbiamo dire chi ci ha fatto divertire di più Checco batte Fiorello dieci a zero, insomma proprio non c’è storia. E qua non c’entra vedere chi è più cattivo contro la politica o mettersi a contare le battute contro Berlusconi (Zalone ne ha per tutti e in questo senso è assolutamente ecumenico e spensieratamente non schierato), ma c’entra l’inventiva comica, la capacità di graffiare e lasciare il segno, soprattutto la voglia di rischiare. Quella che, come ci è capitato già di osservare, non ha Fiorello, la cui presunta satira si ferma alle “bandane a mezz’asta” e alle battute sui telefonini e i ragazzini.

Invece il comico pugliese rischia, provoca, osa ed è quello che piace più di lui: la ricerca della risata per il gusto della risata, senza mai fare calcoli su ciò che è politicamente o televisivamente corretto, anzi con il gusto (proprio di ogni satira che si rispetti) di passare sopra tutto questo, e di prendere di mira innanzitutto l’ipocrisia delle convenzioni sociali e la filosofia del volemose bene della comicità da piccolo schermo.

Allo stesso tempo però Checco Zalone, a dispetto del nome che significa “che cafone” in dialetto pugliese, non risulta mai volgare e offensivo, si ferma sempre un attimo prima. Quando cita Gaber e imita Michele Misseri, che di professione fa “lo zio in tv” per la gioia degli sciacalli dei talk show, quando bonariamente mette in scena un Roberto Saviano che non trova donne per vendetta della camorra il cui piano è appunto “ammazzarlo di s…”, quando prende in giro i cantanti che lucrano sul terremoto d’Abruzzo con una canzoncina che “fa cagare” e propone di scrivere testi prima che i disastri accadano (come per un ipotetico maremoto a Portocervo che travolga il Billionaire), in questi e in altri sketch Zalone provoca e tocca corde delicate,  ma come ogni grande comico – mi viene in mente Roberto Benigni – appare così candido, genuino e onesto, che può dire qualsiasi cosa senza apparire né cinico né sgradevole.

(In foto: Checco Zalone con la protagonista del suo ultimo film).

Altri link utili:

Resto umile world show: Checco Zalone, Michele Misseri e l’ironia scostumata

Resto  umile world tour di Checco Zalone: Youma Diakite  in Giorgio Grati

Resto umile world show: Checco Zalone su Canale 5 nei panni di Misseri, Vendola, Saviano, Bossi jr

Scritto da Style24.it Unit
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