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Che tempo che fa, Marcello Lippi e la nazionale più antipatica che c'è

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Ieri Fabio Fazio ha condotto in prima serata una puntata straordinaria di Che tempo che fa per recapitare un televisivo in bocca al lupo alla nazionale di calcio in procinto di partire per l'avventura dei mondiali in Sudafrica. In studio molti ospiti di prestigio e in collegamento il ct Marcello Lippi con tutta la squadra al completo, dal ritiro di Sestriere. Atmosfera rilassata, risate spensierate, giochini sul gol più bello e la mascotte più brutta della storia dei campionati del mondo, qualche simpatico spunto surreale come il servizio di Roberto Giacobbo, quello di Voyager, sulla formula magica che permetterebbe di prevedere la squadra vincitrice della competizione.

A rovinare la festa – strano ma vero – ci hanno pensato i festeggiati, cioè i calciatori e il loro "mister", che davano l'idea di essere là controvoglia e giusto per fare un favore al pubblico. E che, in una serata in cui non c'entrava nulla, non hanno perso occasione per rinvangare le solite polemiche sul clima di scetticismo e ostilità che circonderebbe la nazionale. "C'è chi ha dichiarato che non tiferà per l'Italia" ha sbottato Marcello Lippi con l'aria di chi stia accusando qualcuno di diserzione o lesa maestà.

Allora, forse sarebbe il caso di spiegare al nostro allenatore e alla sua squadra che tifare per la nazionale non è un dovere repubblicano scolpito nella Costituzione, e specularmente non partecipare al tifo non è un reato sanzionato dal codice penale. Nessuno è obbligato a tenere per gli azzurri e per una squadra che, almeno sulle prime, appare priva dei migliori talenti del campionato e composta da giocatori al tramonto, raccomandati e supponenti. La fiducia e l'affetto della gente si conquista con l'impegno, il bel gioco, i risultati, la simpatia, la disponibilità e magari anche un sorriso in più in televisione. Insomma datevi da fare cari azzurri, o i fischi e le pernacchie non ve li leverà proprio nessuno.

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