Blogger col bavaglio: come stanno uccidendo la libertà del web

Di nuovo un politico denuncia un blogger: Mugnai (pdl) querela Il Post Viola. Ecco come il potere può facilmente riuscire a zittire il web, uccidere la libertà d’informazione e mettere a rischio la qualità della nostra democrazia

Arriva l’ennesima notizia di un blogger denunciato da un politico, questa volta tocca a Massimo Malerba, redattore del Post Viola, che viene portato in tribunale da Franco Mugnai, ex missino e ora berlusconiano.

Ciò che ha scritto Massimo lo potete leggere qui: una semplice cronaca degli eventi, certo un po’ polemica, su come la Casta abbia sotterrato una delle tante modifiche pensate per ridimensionare i costi del Palazzo, quella relativa allo stipendio dei parlamentari con doppio incarico.

Tra l’altro, qua la querela fa notizia perché si tratta di un blog tra i più seguiti, sostanzialmente l’organo d’informazione del Popolo Viola, ma di quante non ci accorgiamo neppure perché il blogger è meno visibile? E quante minacce di querela (di politici, industriali, star dello spettacolo o dello sport) che poi non si concretizzano, servono comunque a convincere il blogger – che il più delle volte non ha un editore alle spalle, o se ce l’ha magari le spalle non gliele copre comunque – a più miti consigli, magari a rimuovere, cambiare e censurare quello che ha scritto?

Perché diciamolo, il processo è sempre un terno al lotto e comporta un ingente dispendio di risorse economiche e nervose, per un tempo che spesso tende all’infinito. E chi scrive sul web, spesso e volentieri a gratis o per due soldi, difficilmente ha la forza e il coraggio (o l’imprudenza) di imbarcarsi in una causa civile contro uno che può buttare migliaia di euro nelle parcelle ai migliori avvocati. Insomma, la triste verità è che in questi casi – nove volte su dieci – il potente prepotente che minaccia querele l’ha vinta, completamente a prescindere dal merito della questione, per una semplice questione di rapporti di forza.

Eppure la libertà del web andrebbe tutelata con ogni mezzo, perché è un bene per la democrazia, soprattutto in un Paese come il nostro caratterizzato dalla faziosità dei media mainstream e dal giornalismo dimezzato. Invece il legislatore, come ben sappiamo, spinge da tutt’altra parte e appare ansioso di nuovi bavagli. Viene il sospetto che noi italiani si sia tarati da un gene fascistoide che ci rende intolleranti alla libera informazione e impossibilitati a reggere un confronto critico: sembriamo incapaci di dibattere senza il ricorso a tribunali e avvocati.

Persino l’alfiere della libertà del web, il guru dei 5 stelle Beppe Grillo, si abbandona a ragionamenti di questo tipo: “…è impossibile rettificare su tutti i siti e blog, denunciare ogni travista, querelare qualunque mentitore professionale che si fa chiamare “politico” o “giornalista“. Per non farsi travolgere è obbligatorio darsi delle priorità e portarne in tribunale solo alcuni per educarne molti”. Insomma, Beppe Grillo come Franco Mugnai. Che spettacolo desolante.

(Foto – Infophoto).

Scritto da Style24.it Unit
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