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Berlusconi, Minzolini e la dittatura televisiva che affossa il Paese

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In Italia vale la regola che quanto più si pensa male quanto più è probabile prenderci. Il quadro che emerge dalle indiscrezioni sulle indagini della procura di Trani, seppure immaginabile, è certamente devastante e conferma i peggiori sospetti sulla metastasi che affligge il nostro sistema di informazione.

C'è un presidente del Consiglio animato da un'arroganza senza limiti, completamente indifferente al rispetto delle più elementari regole democratiche di divisione dei poteri, pronto a fare pressioni inusitate sugli organi di garanzia (in teoria indipendenti dall'esecutivo) per eliminare giornalisti e trasmissioni considerate scomode. C'è un ossessione quasi maniacale per il controllo della televisione, che Silvio Berlusconi, secondo noi a ragione, giudica cruciale per il mantenimento del consenso politico e una conseguente volontà di passare come un rullo compressore contro chiunque, vedi Santoro o Dandini, possa produrre una crepa nell'altrimenti monolitico muro dell'informazione addomesticata, servile e di regime affidata ai tanti servi distribuiti nei posti chiave della comunicazione. Come quel Minzolini che, a quanto pare, si faceva dettare la linea editoriale del suo telegiornale direttamente dal premier.

Intanto però tutto, ancora una volta, sembra volgere a favore di Berlusconi. Santoro e gli altri sono stati oscurati, la procura di Trani è sotto attacco mediatico e politico (con l'invio degli ispettori del ministro della Giustizia) e soprattutto l'informazione da dittatura delle banane del nostro paese è già all'opera per far digerire in modo veloce e indolore l'ennesimo scandalo a un'opinione pubblica sempre più distratta e apatica. Come? Con i soliti e consolidati mezzi: censurando, raccontando solo pezzi di verità, confondendo le acque, dando voce solo alla campana dei poco onorevoli membri della maggioranza di governo, ormai impegnati in un unico obiettivo: salvare a tutti i costi il capo e con lui le loro carriere.

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