Berlusconi elezioni 2013: addio alla premiership Pdl

Silvio Berlusconi annuncia: non mi candido a premier e apro alle primarie per il centrodestra. Ma i media accolgono la notizia senza troppa enfasi, che sospettino il doppio gioco?

L’aspetto che più mi ha sorpreso, dell’annuncio della rinuncia ufficiale di Silvio Berlusconi a correre come candidato premier per il centrodestra, riguarda l’accoglienza tutto sommato tiepida che i media hanno riservato alla notizia. Per carità, oggi più o meno tutti i giornali aprono raccontando dell’addio berlusconiano, così come hanno fatto ieri i telegiornali, ma senza particolare enfasi, titoli a caratteri cubitali, servizi fiume, notiziari monografici, come invece succede quando esplode una bomba mediatica, la notizia che le batte tutte, quella del mese o dell’anno.

Eppure parliamo della rinuncia al potere del dominus della Seconda Repubblica, dell’uomo che ha più di tutti governato e cambiato (secondo me in peggio, ma ora non è questo il punto) il volto del Paese e degli italiani, che ha diviso come mai nessun altro l’opinione pubblica in una nuova guerra tra guelfi e ghibellini, che ha fatto sognare e indignare, sperare e temere, amare e odiare (per usare una dicotomia a lui molto cara). Che il suo addio faccia parlare come un monito di Napolitano o un caso di corruzione politica (ormai la notizia più inflazionata) un po’ fa specie.

È vero, non si tratta di un fulmine a ciel sereno, l’annuncio era nell’aria dopo i mesi di silenzio, i sondaggi sempre più impietosi e la difficoltà di tessere alleanze. Ma viene da pensare che i media, e non solo loro, non si fidino troppo di Silvio Berlusconi, il quale ci ha abituati a continue e imprevedibili giravolte. Chi si stupirebbe se tra qualche settimana l’unto dal Signore si ripresentasse su un predellino per dire che i comunisti sono alle porte e solo lui li può fermare?

E comunque, se anche dovesse mantenere la parola data, quello di Berlusconi non sarebbe un addio. Non sparirà dalla scena politica, probabilmente sarà candidato al Senato, e soprattutto continuerà a controllare tutto il partito, che rimane roba sua, e pure l’eventuale nuovo candidato premier della destra. Insomma, per una volta siamo d’accordo con le scelte editoriali dei media mainstream: il passo indietro di Silvio, in fondo, è una mezza notizia.

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Scritto da Style24.it Unit
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