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Berlusconi e quella fortissima tentazione di schiacciare Santoro e Travaglio

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La Rai berlusconiana ce la sta mettendo tutta per mettere i bastoni tra le ruote ad Anno zero, una delle sue trasmissioni più seguite (il paradosso può apparire tale solo a chi non conosce bene il nostro paese).

Prima i contratti che non vengono rinnovati fino a poche settimane dall'avvio del programma, poi l'azzeramento della troupe storica e gli spot pubblicitari per annunciare la nuova stagione che non vengono messi in onda e infine, a poco più di un giorno dall'inizio della prima puntata, l'ennesima fumata nera per l'ingaggio di Marco Travaglio.

Come sa chiunque abbia un minimo di conoscenza della situazione e un briciolo di onestà intellettuale, il governo della Rai è affidato a degli yes man pronti ad assecondare qualsiasi direttiva arrivi da Palazzo Chigi. L'ordine finora arrivato dal governo è stato quello di boicottare, sabotare e colpire i programmi considerati nemici, in primis Anno zero e Report, a cui non a caso è stata sottratta la copertura legale dell'azienda.

Si avverte però, in queste ore, fortissima la tentazione di Silvio Berlusconi di rompere gli indugi, di telefonare al fido Masi, il dg di Viale Mazzini, e ordinare sic et simpliciter la cancellazione del programma di Santoro, magari facendo leva sull'indisponibilità del conduttore – ribadita anche ieri in conferenza stampa – a non andare avanti senza Travaglio.

C'è però da chiedersi a che logica possa rispondere questa strategia. In altre parole, perché un premier inviso a metà del paese, accusato dalla stampa di tutto il mondo di essere una specie di dittatore e alle prese con un' imminente manifestazione che si propone di denunciare la mancanza di libertà di informazione, dovrebbe confermare in un sol colpo tutti i peggiori sospetti dei suoi detrattori?

Per guadagnare cosa? La cancellazione di un programma che seguono soprattutto cittadini già orientati a sinistra e a cui la censura di stato non farebbe che conferire un alone di incorruttibilità e coraggio?

La preoccupante verità è che molte delle ultime scelte, parole, azioni di Silvio Berlusconi appaiono non già il frutto di una qualche strategia razionale, ma il prodotto estemporaneo di istinti, manie di grandezza, esplosioni di rabbia e un'arroganza senza pari. L'arroganza di chi in ogni circostanza vuole annichilire i suoi avversari e dimostrare di essere il più forte di tutti, persino della stessa ragione.

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