Beppe Grillo sbaglia tutto: il Movimento cinque stelle può sfondare solo se cade Berlusconi

Dialogare con Beppe Grillo è fiato sprecato. Lui non si abbassa a discutere, dibattere, riflettere, valutare le idee degli altri: lui è il messia, il guru, la fonte di ogni verità. E i suoi seguaci, come mi è già capitato di scrivere, non sono tanto dei militanti di un movimento quanto gli adepti di una setta, custodi della sacralità del verbo messianico. Tanto che, quando qualcuno fa  notare tutte le contraddizioni o le cantonate del profeta, la risposta scade immediatamente nell’insulto e ci si guarda bene dall’entrare nel merito delle contestazioni.

La democrazia funzionerebbe così, ma non disperiamo che un giorno anche Grillo possa impararlo. Per adesso dal suo blog vengono censurati tutti i commenti critici.

Dunque in questo post non ragiono per tentare un qualche confronto con Grillo e i grillini, impresa impossibile, ma per fare delle riflessioni in libertà. Partiamo dalla posizione del comico guru sui ballottaggi di domenica prossima: non ci apparentiamo con nessuno, destra e sinistra fanno schifo uguale. Ora a prescindere dalla chiara e inquietante filosofia populista, la tesi di Grillo è non solo ingenerosa e insostenibile (Bersani non è Berlusconi) ma anche miope e poco lungimirante per i suoi stessi interessi e obiettivi.

Il cono d’ombra in cui i media mainstream (e soprattutto la televisione generalista) hanno condannato Grillo e il suo movimento, di fatto costantemente oscurati nonostante il successo di molte iniziative e una consistenza elettorale prossima a quella del Terzo Polo, è una diretta conseguenza del regime berlusconiano, del controllo politico della televisione in chiaro, vero strumento del consenso al sultano e della ghettizzazione di tutte le posizioni alternative e critiche. Una volta saltato Berlusconi e il suo controllo sull’informazione, un po’ come dopo la fine della Prima Repubblica, si moltiplicheranno gli spazi di libertà sul piccolo schermo, emergeranno nuovi Santoro, e di conseguenza aumenteranno sensibilmente le occasioni di visibilità (anche) per Grillo e i suoi seguaci.

Conosco già a questo punto la replica del comico: a noi la televisione non interessa, noi abbiamo Internet. Ma è una posizione ingenua e sbagliata: la Rete ha delle potenzialità di crescita infine, ma oggigiorno – soprattutto in Italia – è ancora una cenerentola della comunicazione. Lo dicono i numeri: nel nostro Paese solo il 53% degli italiani si connette (dati Eurostat) e molti di loro, come evidenziano diverse ricerche, navigano quasi esclusivamente per controllare la posta o cercare le donnine nude. L’informazione che conta davvero è ancora quella della tv, mezzo adoperato dal 70% degli italiani come fonte unica o prevalente per tenersi aggiornati sull’attualità e la politica. Sarà che Grillo come leader religioso è imbattibile, ma come stratega politico lascia ancora molto a desiderare.

(Nella foto: Grillo; fonte: stampalibera.com).

Scritto da Style24.it Unit
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