Beppe Grillo e la Scientology a cinque stelle

Beppe Grillo impone il divieto di andare in tv agli eletti del Movimento. Non è solo una strategia comunicativa, c’è anche la volontà di non dare visibilità a nessuno che un domani possa contendergli la leadership o diventare troppo influente

L’accusa di Federica Salsi, la consigliera del Movimento cinque stelle pesantemente attaccata da Beppe Grillo per essere apparsa a Ballarò, che paragona il partito a Scientology (la chiesa-bunker americana), colpisce nel segno.

Perché, come ebbi modo di scrivere anch’io diverso tempo fa, il movimento di Grillo ha molte caratteristiche che ricordano quelle di una setta religiosa: il riconoscimento di un capo supremo le cui parole risultano indiscusse e indiscutibili, il fanatismo degli adepti che sembrano mossi da un’adesione emotiva prima ancora che razionale e un certo rifiuto di tutto ciò che è contro o semplicemente fuori rispetto al gruppo.

Ora, non mi voglio soffermare troppo sul modo gretto e misogino con cui il leader cinque stelle ha liquidato la Salsi, e neppure sui suoi seguaci che sul blog e sui social network hanno rincarato, come bravi pappagalli ammaestrati, le volgarità proferite dal guru. Non mi soffermo perché ogni ulteriore commento mi sembra superfluo. Invece mi sembra più interessante approfondire il motivo del contendere, cioè il diktat contro la partecipazione ai talk show, un divieto che – al solito – non sembra sia stato mai discusso all’interno del movimento ma semplicemente imposto dal comico despota.

Oggi sul suo blog Grillo, in una sorta di vademecum “for dummies” (cioè per negati) – anche questo presumo non votato da  nessuno all’interno del Movimento – precisa: “È fortemente sconsigliata (in futuro sarà vietata) la partecipazione ai talk show”. I motivi sono stati più volte spiegati dal comico, e – al netto della prosopopea altisonante suggerita da Casaleggio – si possono ridurre a una banale considerazione: se appari nei salotti della politica, insieme a quelli della casta, la gente finirà per non distinguerti da loro, per non riconoscerti come qualcosa d’altro e di diverso.

Il discorso in parte può anche filare, ma secondo me nella ferrea volontà di Beppone di sbarrare la strada dei talk ai suoi eletti e militanti c’è dell’altro. C’è probabilmente un disegno preciso, quello di evitare che all’interno del Movimento possano crescere personalità e nuovi leader in grado di fargli ombra, di conquistare uno spazio e un’autonomia indipendenti dal suo imprimatur, e che in futuro magari possano persino insidiare la sua leadership.

Anche il tetto dei due mandati in fondo, che furbescamente viene fatto passare come un provvedimento per il ricambio della classe dirigente, è funzionale a questo scopo: Grillo vuole dei soldatini senza un vero consenso dietro, dei signori nessuno che contano qualcosa solo finché hanno il simbolino delle cinque stelle davanti, dunque dei semplici pedoni manovrabili sulla scacchiera a suo piacimento (e, nel caso, eliminabili senza problemi).

Infatti oggi chi conosciamo del Movimento se non gli espulsi? Chi ha mai sentito una dichiarazione del candidato governatore alla Sicilia, che pure ha preso il 18 per cento dei consensi? Decide solo Grillo, parla solo Grillo, si sente solo Grillo. Chi osa provare a usare la televisione per poter comunicare con gli elettori, visto che non tutti hanno a disposizione un blog con un’audience da canale generalista, viene subito censurato, bacchettato ed espulso. Perché, appunto, Grillo parla per tutti. Gli altri  hanno solo il potere di applaudire.

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Scritto da Style24.it Unit
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