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Beppe Grillo a Porta a porta e la casta dei giornalisti dimezzati

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Beppe Grillo è il protagonista dell’ultima puntata di Porta a porta, dove i dinosauri del giornalismo italiano bocciano il M5S con le solite parole d’ordine, che sono le stesse usate dai dinosauri della politica. Di caste, infatti, ce ne sono tante

Ieri sera a Porta a porta si parlava del fenomeno Grillo. In studio, per fortuna, niente politici ma volti noti del giornalismo della carta stampata e della tv: Giuliano Ferrara, Alessandro Sallusti, Giovanni Valentini di Repubblica e Ritanna Armeni. Il dibattito però volava basso, lungo i soliti stereotipi sul Movimento 5 stelle (tra antipolitica, populismo, qualunquismo, demagogia e via dicendo), e l’impressione fortissima era che – con Gasparri e D’Alema al posto dei columnist – si sarebbero sentite esattamente le stesse cose.

Ecco, direi che la puntata di ieri del programma di Vespa ha reso quasi plasticamente, con evidenza assoluta, come nel nostro Paese ci sia non solo un problema legato ai partiti politici ma anche uno – del tutto speculare – legato all’informazione. Come accanto alla casta della politica esista pure quella dei cosiddetti opinion leader dei media, anch’essi al centro della scena da decenni, cresciuti insieme – e spesso in un rapporto simbiotico – con i leader politici che dovrebbero controllare e magari ogni tanto persino criticare.

Non è un problema nuovo, se ne parlava già negli anni 70 quando Giampaolo Pansa coniò una felicissima espressione per descrivere questo giornalismo partigiano, collaterale alla politica e megafono di una fazione piuttosto che inflessibile controllore super partes: lo chiamò giornalismo dimezzato. Dimezzato perché l’informazione è un tutt’uno col potere, perché i ruoli tra giornalisti e parlamentari sono interscambiabili (quanti sono passati da una parte all’altra?) e conta più la fedeltà alla propria parte politica che quella al cittadino lettore o telespettatore.

Se questa è la situazione, non stupiscono le reazioni di chiusura e rifiuto della stampa nei confronti dell’avventura politica di Grillo. Una stampa che, per arruffianarsi la simpatia del pubblico, fa finta di criticare la casta (poi, per quanto detto prima, verrebbe da dire da che pulpito!) ma che poi si erge subito a protezione del sistema quando qualcuno sembra fare sul serio e dimostra – almeno a parole – di non accontentarsi delle solite riforme all’italiana, studiate affinché tutto cambi perché tutto resti uguale, nell’ormai consolidata logica del Gattopardo.

Se queste sono le premesse probabilmente fa bene Grillo a disertare la televisione, e fa bene la generazione internet a spegnere il piccolo schermo e snobbare i giornali, in cui firmano i loro predicozzi i dinosauri del giornalismo italiano, che come i politici sembrano considerarsi insostituibili ed eterni. Ma che ormai scrivono solo per loro stessi e per gli amici della propria fazione politica, in un circolo vizioso che più autoreferenziale e decrepito non si può immaginare.

(In alto: Vespa, fonte: infophoto).

Scritto da Style24.it Unit

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