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Ashley Judd: “Ho abortito il figlio del mio stupratore”

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Ashley Judd ha rilasciato un'intervista dove è tornata a parlare di quando decise di abortire dopo essere stata vittima di uno stupro.

Ashley Judd, al cinema da poco con il film ‘Un viaggio a quattro zampe’, è famosa anche per essere una delle più grandi accusatrici di Harvey Weinstein. L’attrice ha rilasciato un’intervista dove è tornata a parlare di quando decise di abortire quel figlio nato da uno dei tre stupri dei quali è stata vittima.

L’aborto di Ashley Judd

Ashley Judd è una delle più grandi sostenitrici della libertà di aborto e difenderà questa ‘legge’ con tutte le sue forze. L’attrice, nelle sale cinematografiche con ‘Un viaggio a quattro zampe’, si sta scontrando con numerosi politici che vorrebbero limitare, se non addirittura cancellare, l’interruzione volontaria della gravidanza. A sostegno della sua battaglia, Ashley è tornata a parlare della sua tragica esperienza personale, quando, dopo una violenza sessuale, è rimasta incinta. La Judd, che abbiamo visto al cinema in pellicole di fama mondiale come Il collezionista, Colpevole d’innocenza e High Crimes – Crimini di stato, ha raccontato la sua esperienza proprio per sottolineare l’importanza del ‘libero’ aborto.

L’attrice ha ammesso: “Come tutti sanno, essendo sempre stata molto aperta sull’argomento, sono una sopravvissuta a tre stupri. Dopo uno di quei stupri, sono rimasta incinta”. Ashley, che nel frattempo non è mai diventata mamma, ha avuto una lucidità pazzesca nel raccontare una tragedia simile e ha sottolineato più volte di non essere pentita della scelta fatta. Tra le tante cose, la Judd ha spiegato che la sua decisione era legata anche a precisi motivi giuridici, visto che se non avesse deciso di interrompere la gravidanza sarebbe sempre rimasta in contatto con il suo stupratore. L’attrice ha rivelato: “Sono grata per avere avuto la possibilità di abortire in maniera sicura e legale, perché lo stupratore, che è del Kentucky come me, avrebbe potuto esercitare il diritto di paternità nel Kentucky e nel Tennessee. Non ce l’avrei fatta a condividere un figlio con il mio stupratore”. Chi ce la farebbe a gestire un figlio con un uomo che ti ha messo incinta con una violenza sessuale? Sfido chiunque, ma che si sia d’accordo o meno con la sua scelta, quello per cui si batte Judd è la libertà di poter prendere una decisione personale.

La battaglia di Ashley Judd

Ashley, 51 candeline all’attivo, non ha nessuna intenzione di smettere di battersi a favore dell’aborto e lotterà con tutte le sue forze.

La donna, che è stata una delle più grandi accusatrici di Harvey Weinstein, ricordando questo stupro avvenuto nel corso del Women in the World Summit di New York, ha voluto lanciare un messaggio specifico. Judd ha dichiarato: “Avere avuto accesso all’aborto è stato molto importante per me, a livello personale. La democrazia inizia sulla nostra pelle. Non si dovrebbe legiferare quello che scegliamo di fare con ciò che avviene dentro di noi”. Parole molto coraggiose e quanto mai attuali, tanto in America quanto in Italia, viste le campagne contro l’aborto che alcuni politici stanno portando avanti, calpestando il corpo delle donne. Nel nostro paese, giusto per fare un esempio, se una donna dovesse decidere di abortire, per qualsiasi motivo, deve sperare di non incontrare un medico obiettore di coscienza. Anche se la legge prevede che nel raggio di tot km tra un ospedale e un altro ci sia un dottore d’accordo con l’interruzione di gravidanza, non è un mistero che trovarne uno è come cercare un ago nel pagliaio.

Non discuto del fatto che sia giusto o meno abortire, ma sul fatto della libertà di poter agire sul proprio corpo come più si ritiene opportuno. Lo stesso ragionamento è alla base dell’eutanasia. Nel passato di Ashley, dopo il matrimonio con Dario Franchitti, sposato nel 2001 e lasciato nel 2013, non ci sono stati altri uomini.

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