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Annozero, spira dalla Sardegna un vento bello e pericoloso di rivoluzione

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Ieri sera un’altra eccellente pagina di televisione e di servizio pubblico del tanto bistrattato Michele Santoro, mentre su Rai uno Vespa parlava dell’abito da sposa di Kate Middleton e Vinci si lanciava nel giochino dei complotti e delle verità nascoste sull’eliminazione di Osama Bin Laden. Da Carbonia, capoluogo del Sulcis, una delle province più povere della Sardegna e d’Italia, lo storico inviato di Annozero, Sandro Ruotolo, mostrava lo spaccato vero della crisi economica, con gli operai di aziende fallite in cassa integrazione, con imprenditori agricoli e pastori strangolati dal mercato, con commercianti e artigiani vessati e spremuti da un fisco di rapina, forte con i deboli e debole con i grandi evasori e gli speculatori.

Persone angosciate dalla morsa della crisi, ma soprattutto arrabbiate e certamente non rassegnate, che stanno dando vita a un vero e proprio movimento, nato dal basso, col passaparola (o come si usa dire oggi tramite Facebook), che accomuna in un’inedita grande alleanza interclassista operai, piccoli imprenditori, commercianti, agricoltori, pastori e artigiani, uniti nella difesa del proprio futuro e nella rabbia contro una classe politica incapace, assente e distratta. Contro una destra che ripete che tutto va bene e in parlamento sembra occuparsi solo dei processi del premier, e contro  una sinistra in crisi d’identità, incapace di assolvere al ruolo per cui è nata, cioè la difesa dei più deboli.

Dai servizi trasmessi e dalle testimonianze in diretta dall’anfiteatro di Carbonia sono spesso risuonate parole dure, ultimative: “Siamo pronti a tutto”, “Andiamo a Cagliari con i forconi”, “Facciamo la rivoluzione“; slogan scandito più d’una volta nel corso della serata. E non erano discorsi al vento, erano analisi ponderate e sentite, espresse da persone anche molto umili in un italiano straordinariamente corretto, con tutti i congiuntivi giusti, con un livello di consapevolezza e coscienza dei propri diritti davvero ammirevole.

Da una parte, quando si odono parole come queste, quando si inneggia apertamente alla rivolta, non c’è da rallegrarsi: significa che la democrazia e che i suoi meccanismi di rappresentanza semplicemente non funzionano. Perché c’è una parte di popolo che soffre, che si sente ai margini della società e che crede che possa farsi ascoltare solo con i forconi.

Dall’altra parte però tanta determinazione e tanta volontà di riscatto non possono che colpire favorevolmente, in un’Italia che il più delle volte appare rassegnata, apatica, indifferente a tutto, anche alla sua stessa deriva. I lavoratori del Sulcis ci dimostrano che non è così, che nel paese reale – lontano dai salotti e dai reality televisivi, montano il disgusto e la protesta. Qualcuno ai microfoni di Annozero sbotta: “Il governo si ricordi che l’Africa è molto vicina”. In tutti i sensi, si potrebbe dire.

(Nella foto: un Sulcis poco conosciuto, quello dell’incantevole costa, fonte wordpress.com).

Scritto da Style24.it Unit
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