17 ragazze: trailer, trama e recensione del film

Arriva nelle sale italiane 17 ragazze, film francese che ha fatto infuriare la censura

Presentato in Italia al Torino Film Festival di quest’anno, manifestazione nella quale ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria, 17 ragazze, film opera prima della coppia Delphine Coulin e Muriel Coulin (quest’ultima assistente di Krzysztof Kieslowski durate il suo ultimo periodo francese) arriva finalmente nelle sale italiane venerdì 23 marzo.

La pellicola però aveva già fatto parlare di sé per la decisione della commissione censura di vietarne la visione ai minori di 14 anni: motivo ufficiale, la presenza di uno spinello fumato da delle minorenne; quella reale è il tema della pellicola, ovvero la gravidanza ricercata e ottenuta da un gruppo di liceali francesi, ancora minorenni.

Ecco infatti la sinossi ufficiale del film, basato su un storia realmente accaduta:

In una piccola città francese sull’Atlantico, diciassette ragazze dello stesso liceo prendono una decisione eclatante: rimanere incinte tutte insieme, nell’arco di poche settimane. Quello che sembra un gioco provocatorio si rivelerà un gesto d’amore e di ribellione, una scelta di libertà capace di andare oltre ogni pregiudizio. 
Questione sicuramente spinosa quella trattata dal duo di registe, tanto più che il gruppo di ragazze protagoniste della vicenda non fornisce una spiegazione soddisfacente per l’immane decisione presa con assoluta tranquillità. Certo, le parole spese contro una generazione di adulti paurosamente rincantucciati in un mondo fatto di certezze asfissianti, odiati posti fissi, una cappa di noia impenetrabile, efficacemente descritto come “vitadimerda.com”, sono piuttosto forti.

Ma il sospetto che questa presa di posizione nasconda ben altro sorge fin da subito: da una parte c’è il mistero dell’adolescenza con il suo esubero di energie ormonali, l’inizio dell’esplorazione del proprio corpo e la volontà di staccarsi dai genitori; dall’altra una irrequietudine esistenziale che non può essere ascritta solo alla giovane età delle protagoniste, una sorta di vergini suicide allargate e di segno opposto.

La ricerca di un figlio “da amare e che mi ami senza alcun limite”, le velleitarie promesse di aiuto reciproco delle ragazze, il riserbo sulla propria condizione, l’incoscienza manifesta, sono tutte componenti di un mistero che non è facile scogliere, nemmeno dopo un finale che, forse normalizzante forse solo rispondente alla realtà dei fatti, riporta l’utopia sui binari della quotidianità.

Il piccolo e grazioso film riesce a catturare lo spettatore attraverso una regia piuttosto sapiente che alterna stilemi da documentario e messa in scena rigorosa e sensibile al tempo stesso.

Introduzione in medias res, nessuna spiegazione, lento svelamento dei personaggi grazie a pochi accenni (mai troppo caratterizzati, ad essere sinceri, ma non era quello l’obbiettivo) e una recitazione del cast collettivo molto fresca e immediata: elementi che il sottoscritto ha già riconosciuto altrove (La classe, Polisse, ad esempio) e che hanno fatto nascere il sospetto che stia nascendo, o sia nata, una certa visione cinematografica francese di cui 17 ragazze rappresenterebbe l’ultimo prodotto.

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Scritto da Style24.it Unit
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